i Pennini Graffianti

                ONETA CAPPELLI VIOLA FORMIGONI GATTI SIMEONI SPIAZZI BELOTTI BAZZANA BASELLI ZUBANI FERRARI VIGANO'

Introduzione

Maurizio Baselli

Sergio Bazzana
Giampaolo Belotti Benedetti
Antongionata Ferrari
Roberto Formigoni
 Aurelio "Micio" Gatti 
Franco Oneta
Luigi Simeoni
Raffaele Spiazzi
Stefano Viganò
Marco Viola
Fabrizio  Zubani

 

 

 Pino Cappelli

 

Nato a Brescia nel 1942, ha frequentato l'istituto tecnico Benedetto Castelli dove ha svolto la sua maggiore attività di vignettista impegnandosi nella libera interpretazione de "La Gerusalemme liberata" ed altri classici. Ha sempre disegnato per suo personale divertimento senza mai preoccuparsi che i suoi lavori riscuotessero successo. Ha sempre evitato di soddisfare le richieste altrui perchè pensare su commissione uccideva la sua fantasia e il suo divertimento di libero schernitore. Ha creato innumerevoli bozzetti illustranti tematiche  riconducibili alle festività natalizie e pasquali, spediti in numerose città italiane. Ha collaborato come vignettista all'illustrazione di innumerevoli pieghevoli pubblicitari e pubblicazioni locali. E' presente alla mostra permanente nel "Museo del sorriso" di Bajardo (Imperia) con Bruno Bozzetto, Giorgio Cavallo, Paolo dal Ponte, Sergio Oneta e Fabrizio Zubani.
Esegue Mail Art (Arte postale). Lavora esclusivamente con buste personalizzate e dipinte manualmente, che viaggiano per mezzo della posta tradizionale in tutto il mondo. Ha partecipato alla mostra "Pennini graffianti, brescianità e non"  tenutasi a Palazzo Martinengo a Brescia.

E' vignettista bonario, di segno fitto, che attribuisce al disegno col tradizionale fumetto di parola la tessitura d'una rete di comunicazione, attraverso la Mail Art, l'arte postale. Crea in tal modo un circuito di "gesti corsari" in spirito di indipendenza e libera invenzione. C'è l'ansia sottile di una creatività necessaria alla vita, proposta anche nelle piccole cose come riscatto per tutti. Va ricordato come antesignano della Mail Art sia stato un personaggio bresciano come "Giac" Guglielmo Achille Cavellini, che in tal modo tentò di costruire una ragnatela di comunicazione talmente libertaria, senza regole e dottrine, che in campo artistico aggirasse o infiltrasse a macchia di leopardo le barriere del mercato, delle gallerie, della critica, in nome di un'arte praticata da tutti. A suo modo si muove con questo spirito anche la disseminazione di vignette di Cappelli, tutte legate a comunissime, ma spesso grottesche, surreali situazioni della vita quotidiana, fino a sciogliersi nel flusso di immagini della comunicazione di massa, come una sorta di difesa contro una vita priva di memoria, perfettamente globalizzata, consegnata ad un destino meccanico.

Fausto Lorenzi

www.mail-art.it