gattiAurelio "Micio" Gatti ha uno stile più sornione e arruffatto, che si rizza come il pelo d'un gatto, come la barba scarmigliata del suo autoritratto corpulento, spelacchiato, occhialuto e barbuto. La sua penna è attenta alle fisionomie, nel dubbio che il volto sia davvero specchio dell'anima, rivelatore anche solo in un tic, ma ha soprattutto questa natura di burbanza benefica. Come un gatto, ama tornare nella sua casa, ad acquattarsi nella sua galleria d'iseani con indolenza sorniona, ma pronto a scorribande dove serve di tanto in tanto anche allungare la zampata, a graffiare. Sa che basta un piccolo scarto, un tratto deformato, e già siamo insidiati nell'apparente normalità, continuiamo a sorridere ma già incurvando le labbra all'ingiù, anche noi in una smorfia un po' felina. In fondo disegna a corpo sciolto, per intenderne proprio la gestualià corporale, l'ammicco tutto fisico, tra indolenza e scatto imprevedibile.

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