caricaturaGiampaolo Belotti Benedetti, 1954, si autoritrae come uno Stevenson, come se fosse sempre pronto a tornare ragazzo aperto all'avventura nel mondo, con una valigia di carta. Una valigia di libri, romanzi avventurosi e picareschi, poemi lirici e sentimentali, atlanti di Mari del Sud e mappe di tesori in isole misteriose, sull'onda d'una romantica, sognante inquietudine. E il disegno pare proprio una rotta tracciata attorno a una figura, a un ritratto, come se dovesse circumnavigare isole misteriose dei Mari del Sud, ma in un'attitudine arguta e volatile, sospesa tra avventura picaresca e sogno lirico e fatuo. Certo Belotti Benedetti sembrerebbe saldamente ancorato per terra, con quel buonsenso da caricaturista che inchioda ogni personaggio ai suoi tic, alle sue manie e fobie, con minuzia descrittiva, segno pulito, preciso e fitto: ma il suo è lo spazio dilatato e galleggiante dei sogni, come quando ne "L'APErtura" mandò un'ape a volare costantemente sul bilico tra l'io e il mondo.

 

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